CACCIA AI TESORI NASCOSTI: ALL’IC A. POCHETTINO DI CASTELLAZZO BORMIDA UN PERCORSO INNOVATIVO TRA ARCHETIPI, EMOZIONI E COMUNICAZIONE NON VIOLENTA
Caccia ai Tesori Nascosti continua a lasciare tracce concrete nelle scuole del territorio. Si è concluso con grande partecipazione il percorso realizzato presso l’Istituto Comprensivo “A. Pochettino” di Castellazzo Bormida, che ha coinvolto le scuole secondarie di primo grado di Castellazzo Bormida, Predosa e Bosco Marengo, confermando il valore di un progetto educativo capace di unire crescita personale, prevenzione del disagio, educazione emotiva e lavoro di rete tra scuola, famiglie e associazioni. Il progetto nasce infatti come proposta strutturata e gratuita, costruita per accompagnare bambini e ragazzi nello sviluppo dell’autostima, della consapevolezza di sé, delle competenze relazionali e di un uso più responsabile del digitale.
Nel caso dell’IC Pochettino, il percorso ha coinvolto 8 classi, dalla prima alla terza media, con due appuntamenti da due ore per ciascuna classe. Accanto al lavoro con gli studenti, il progetto ha previsto anche un momento dedicato alle famiglie: il 28 marzo 2026 si è infatti svolto un incontro con i genitori delle classi coinvolte, in piena coerenza con una delle idee centrali dell’intervento, cioè il rafforzamento del patto educativo tra scuola e famiglia. L’impianto del progetto, infatti, prevede esplicitamente momenti rivolti non solo agli alunni, ma anche a genitori e docenti, per ampliare la ricaduta educativa e costruire corresponsabilità attorno alla crescita dei ragazzi.
Un progetto nato dalla collaborazione tra associazioni e professionisti
Uno degli elementi più significativi di Caccia ai Tesori Nascosti è la sua natura corale. Il progetto nasce dalla collaborazione tra In Bocca al Lupo ODV, DLF Alessandria-Asti, Parent Project APS e Lions Club Cittadella di Alessandria, che hanno scelto di mettere in comune volontariato qualificato, competenze professionali e una visione educativa condivisa.
La forza del percorso sta proprio nella sua impostazione multidisciplinare. La squadra integra infatti giuristi, informatici, giuristi-informatici, psicologi e psicoterapeuti, esperti in gamification ed esperti in comunicazione, offrendo alle scuole un intervento non improvvisato ma strutturato, fondato su approcci educativi complementari. Questo aspetto rappresenta uno dei tratti più innovativi del progetto: non una semplice serie di incontri informativi, ma un’esperienza costruita con strumenti, linguaggi e professionalità capaci di dialogare con la complessità del mondo in cui oggi crescono ragazzi e adolescenti.
Il ruolo decisivo della scuola
Esperienze come questa mostrano con chiarezza quanto la scuola sia un presidio educativo insostituibile. L’IC A. Pochettino ha scelto di accogliere il progetto e di investire tempo, ascolto e collaborazione in un percorso che affronta temi delicati ma centrali: identità, autostima, relazioni, conflitti, inclusione, pressione del gruppo, reputazione digitale, bullismo e cyberbullismo. La relazione progettuale evidenzia infatti che l’intervento è pensato proprio per sostenere dinamiche relazionali positive, promuovere un uso consapevole del digitale e consolidare l’alleanza educativa tra scuola e famiglia.
Il ringraziamento va quindi alla Dirigente scolastica Adriana Margaria, alla Prof.ssa Elena Gambetta, a tutti gli insegnanti e al personale ATA che hanno creduto nel progetto, contribuendo a creare le condizioni perché questo percorso potesse svilupparsi in modo autentico, partecipato e generativo. Quando la scuola si apre alla collaborazione con il territorio e con associazioni che mettono a disposizione competenze vere, il risultato non è un’attività “in più”, ma un’esperienza che può incidere in profondità sulla crescita dei ragazzi.
Gli archetipi: un linguaggio simbolico per conoscere sé stessi
Tra gli aspetti più originali di Caccia ai Tesori Nascosti c’è la metodologia degli archetipi, ideata per il progetto dalla psicologa-psicoterapeuta Raffaella Gianni. Si tratta di un linguaggio simbolico pensato per aiutare bambini e ragazzi a esplorare la propria identità, l’immagine di sé, i punti di forza, le fragilità, i bisogni e le scelte, in modo non giudicante e non etichettante. L’obiettivo non è classificare, ma accompagnare ciascuno a riconoscere le proprie risorse interiori e a dare un nome a ciò che sente e vive.
Questa impostazione rende il lavoro educativo più profondo e insieme più accessibile. Gli archetipi permettono infatti di parlare di sé senza sentirsi esposti, trasformando la riflessione personale in un’esperienza coinvolgente e rispettosa. In un’età in cui l’immagine, il confronto con gli altri e il bisogno di appartenenza pesano moltissimo, offrire ai ragazzi strumenti simbolici per leggere il proprio mondo interiore significa aiutarli a crescere con maggiore consapevolezza e rispetto delle differenze.
Gamification: quando l’educazione diventa esperienza
La metodologia degli archetipi è stata ulteriormente valorizzata dalla componente di gamification, curata da Sergio Ligato. La gamification non è un semplice “gioco”, ma una precisa scelta pedagogica: serve ad aumentare ingaggio e motivazione, a trasformare contenuti educativi complessi in esperienze concrete e a sostenere cooperazione e apprendimento attraverso missioni, sfide, feedback e strumenti narrativi.
È proprio questo intreccio tra psicologia, simboli, linguaggio narrativo e attività esperienziali a rendere il progetto diverso da molte proposte tradizionali. I ragazzi non vengono trattati come spettatori passivi, ma come protagonisti di un percorso in cui pensare, sentire, raccontare e scegliere diventano azioni educative reali.
Le “spie del motore”: imparare a riconoscere ciò che succede dentro di noi
Un’altra innovazione centrale del progetto è il lavoro sulle “spie del motore”, cioè il Cruscotto delle Emozioni. Questo strumento aiuta gli studenti a riconoscere i segnali interiori che si accendono nelle situazioni di esclusione, vergogna, giudizio, conflitto o pressione del gruppo, permettendo di dare un nome alle emozioni e di comprendere meglio i meccanismi che possono portare a reazioni impulsive.
Nelle attività proposte emergono con chiarezza temi molto concreti per i ragazzi: il sentirsi esclusi da un gruppo o da una chat, il peso dell’insulto, il bisogno di approvazione, la difficoltà a difendersi, l’effetto delle relazioni tossiche, il disagio generato da segnali contraddittori o dall’interferenza dei social. Il Cruscotto delle Emozioni rende questi vissuti leggibili e affrontabili, senza moralismi e senza semplificazioni.
Nel resoconto delle attività emerge, ad esempio, come i ragazzi abbiano riconosciuto che certi messaggi possono “far star male”, e come il lavoro educativo li abbia aiutati a riflettere sul proprio valore personale, sulla possibilità di silenziare o bloccare contenuti non graditi e sulla necessità di non condividere immagini o dati privati. È un passaggio fondamentale: imparare a leggere ciò che si prova significa anche imparare a proteggersi meglio.
Comunicazione non violenta: un modo nuovo di stare nei conflitti
Accanto all’alfabetizzazione emotiva, il progetto introduce in forma semplice e operativa la Comunicazione Non Violenta (CNV), articolata in quattro passaggi: osservazione, emozione, bisogno, richiesta. Questo approccio aiuta i ragazzi a distinguere i fatti dai giudizi, a riconoscere ciò che provano, a capire quale bisogno è coinvolto e a formulare richieste chiare e rispettose.
La CNV è particolarmente preziosa nei contesti scolastici e digitali, dove i conflitti spesso si accendono rapidamente e diventano escalation. Offrire agli studenti uno schema pratico per comunicare in modo meno aggressivo e più autentico significa dare loro uno strumento che vale dentro e fuori la scuola: nelle chat, nei gruppi, nei social, nelle amicizie, nei malintesi quotidiani. La finalità dichiarata del progetto è proprio quella di ridurre la comunicazione punitiva, rendere più leggibili i bisogni dietro i comportamenti e favorire riparazione, responsabilità e richiesta di aiuto.
L’apporto di Parent Project APS: inclusione, barriere, disabilità e sguardo sull’altro
Tra i contributi più significativi del percorso vi è anche quello di Parent Project APS, che ha proposto un’attività dedicata al tema della disabilità, delle barriere e dell’inclusione, utilizzando anche immagini tratte dal fumetto “A panda piace capirsi”. Il lavoro è partito da domande-stimolo capaci di far emergere il vissuto dei ragazzi rispetto a ciò che li fa sentire accolti, compresi, esclusi o in difficoltà.
Le attività hanno affrontato in modo diretto le barriere sociali, fisiche e comunicative: dall’esclusione nel gruppo dei pari a una gradinata che può impedire l’accesso a un ragazzo con disabilità motoria, fino all’isolamento prodotto da un linguaggio non comprensibile. Nel confronto sono emerse riflessioni molto mature: non solo sul disagio e sul senso di impotenza, ma anche sull’importanza di chiedere “di cosa hai bisogno?”, di guardare alle qualità prima che ai limiti e di costruire contesti realmente inclusivi.
Un progetto che parla al presente dei ragazzi
Il valore di Caccia ai Tesori Nascosti sta anche nella sua capacità di parlare il linguaggio del presente. Il progetto lavora infatti su identità personale, autostima digitale, reputazione online, emozioni, relazioni e responsabilità, cioè su nodi che oggi incidono profondamente nella crescita dei preadolescenti. La relazione descrittiva lo colloca esplicitamente nel quadro delle azioni di promozione della legalità e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo, in continuità con interventi già svolti in altri contesti scolastici del territorio.
Non si tratta, però, di un progetto costruito sulla paura. Al contrario, il suo tratto distintivo è la scelta di lavorare in chiave preventiva, costruttiva e partecipativa: valorizzando risorse, capacità di scelta, consapevolezza emotiva e responsabilità relazionale. È questo che rende il percorso così attuale e così necessario.
Fare rete per costruire futuro
L’esperienza vissuta all’IC A. Pochettino di Castellazzo Bormida conferma una convinzione profonda: il cambiamento reale nasce dall’incontro tra soggetti diversi che scelgono di lavorare insieme. Studenti, insegnanti, genitori, dirigenti scolastici, personale scolastico, associazioni e professionisti hanno contribuito, ciascuno con il proprio ruolo, a costruire un’esperienza educativa che non si esaurisce nelle ore trascorse in aula.
Per In Bocca al Lupo ODV, questa è la direzione giusta: fare rete, unire competenze, offrire alle scuole percorsi seri, innovativi e gratuiti, capaci di parlare ai ragazzi senza paternalismi e di sostenere concretamente la comunità educante. L’esperienza con le 8 classi dell’IC Pochettino lo dimostra con forza: quando il territorio collabora davvero, la scuola diventa ancora di più un luogo in cui i giovani possono riconoscere i propri tesori nascosti e imparare a metterli in gioco.