TRUMP SVELA IL SUO PIANO PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: MENO REGOLE, PIÙ POTERE CENTRALE
Il 23 luglio 2025, Donald Trump ha presentato l’AI Action Plan, un documento che definisce la strategia degli Stati Uniti sull’intelligenza artificiale per i prossimi anni. Un piano fortemente centralizzato, aggressivo e privo di vincoli ambientali o normativi, pensato per dominare la corsa globale all’AI contro rivali come la Cina.
Tre i pilastri centrali: liberalizzazione estrema delle infrastrutture, eliminazione del potere degli stati americani di regolamentare l’AI, e l’introduzione di una “neutralità ideologica obbligatoria” per tutte le aziende che vogliono contratti pubblici. Il tutto accompagnato da agevolazioni per le Big Tech e una preoccupante apertura all’uso gratuito di contenuti protetti da copyright per addestrare i modelli AI.
Permessi lampo e data center ovunque: l’infrastruttura al centro della rivoluzione AI
Il piano Trump prevede la costruzione accelerata di nuovi data center in tutto il Paese, anche su territori federali, zone agricole o siti contaminati (Superfund). Grazie all’Executive Order “Accelerating Federal Permitting of Data Center Infrastructure”, i nuovi impianti non dovranno sottostare alle regole ambientali standard e potranno usare carbone, gas e nucleare come fonti energetiche principali.
Le fonti rinnovabili vengono praticamente escluse perché “inaffidabili”, secondo il piano. Un vero cambio di paradigma ambientale, che secondo gli analisti rappresenta un regalo all’industria fossile e un potenziale disastro per le comunità locali.
Il piano Trump riconosce che l’AI ha bisogno non solo di dati, ma anche di energia e semiconduttori. Per questo include misure per agevolare la costruzione di impianti per la produzione di chip avanzati. In parallelo, il Dipartimento dell’Energia è autorizzato a stipulare contratti speciali per forniture energetiche continue, anche in deroga alle norme locali.
Addio regole statali: il piano Trump annulla le leggi locali sull’AI
Uno dei punti più controversi dell’AI Action Plan è la sospensione del potere normativo degli stati. Le leggi locali sull’AI, come quelle in California o Illinois che proteggono la privacy o limitano l’uso dei deepfake, potranno essere annullate se considerate “ostacoli all’innovazione”. Un’azione di preemption federale mai vista prima su larga scala.
Gli stati che si oppongono rischiano di perdere fondi federali e accesso a infrastrutture AI strategiche.
Non sono previsti criteri oggettivi. Sarà un comitato federale, designato dall’amministrazione, a decidere caso per caso. Un elemento che solleva forti dubbi legali e costituzionali, secondo giuristi ed esperti di federalismo.
AI “neutrale” per i contratti pubblici: la nuova ideologia imposta alla tecnologia
Con l’ordine esecutivo “Preventing Woke AI in the Federal Government”, Trump obbliga tutte le aziende che vogliono vendere sistemi AI alla pubblica amministrazione a sviluppare tecnologie “neutrali”. I sistemi dovranno essere oggettivi nei fatti e privi di ideologie politiche, in particolare progressiste.
Il governo ha 120 giorni per definire linee guida su cosa significhi “neutralità”. In pratica, chi produce AI con bias ritenuti “di sinistra” o “politicizzati” rischia di essere escluso da miliardi di dollari in appalti.
Chi decide cosa è neutrale? Il governo stesso. Un paradosso che rischia di trasformare l’AI in propaganda di Stato mascherata da imparzialità. OpenAI, Google e altri colossi si troveranno a dover bilanciare la pressione commerciale con quella etica.
Le Big Tech ringraziano: copyright sacrificato sull’altare dell’AI
In parallelo al piano, lobby tecnologiche come Meta e Amazon stanno chiedendo che i modelli AI possano essere addestrati su contenuti protetti da copyright senza pagare licenze. L’amministrazione Trump non ha escluso questa possibilità e ha promesso una revisione del concetto di “fair use” per supportare lo sviluppo AI.
Secondo osservatori, si tratta di una enorme concessione alle Big Tech, che vedrebbero ridotti drasticamente i costi di addestramento.
Corsa contro la Cina: l’ossessione che guida tutto
Trump ha più volte citato la Cina come principale minaccia nella corsa globale all’AI, indicando startup come DeepSeek come pericoli per la supremazia tecnologica americana. Il piano è chiaramente pensato come una risposta aggressiva e muscolare, destinata a mantenere la leadership USA anche a costo di sacrificare ambiente, diritti civili e pluralismo ideologico.
AI come campo di battaglia politica e industriale
Il piano AI di Trump non è solo una strategia tecnologica. È un vero manifesto politico, che riscrive il rapporto tra Stato, imprese, cittadini e tecnologia. Da un lato, promette velocità, investimenti e leadership globale. Dall’altro, solleva timori per l’autoritarismo normativo, il controllo ideologico e il saccheggio dei beni comuni digitali.
Il dibattito è appena iniziato.