TikTok e Blackout Challege- Ridiamo valore alla vita

TikTok è un social network molto popolare tra i giovani, grazie ai suoi video virali con un forte contenuto di intrattenimento che a volte viene privato di valori al mero scopo di ottenere notorietà.

Nascono così challenge che istigano a comportamenti oltre il limite, con epiloghi dai risvolti drammatici che mettono in luce un disagio psicologico e sociale profondo e celato.

È il caso della bambina di 10 anni, morta per aver partecipato alla famosa Blackout challenge

È il caso di quei tanti ragazzini che vedono video con contenuti espliciti che istigano al suicidio solo per sfidare se stessi o per emulare l’influencer di turno.

In questo articolo, vogliamo dare una nuova lettura a questo fenomeno per poter ridare valore alla vita e spiegare che mettere fine alla proprio vita è un atto estremo, che comunica una forte sofferenza interiore.

Vogliamo accendere i riflettori sul tema del suicidio, sul suo significato psicologico sociale e legale, in quanto crediamo che il ruolo dell’adulto non può e non deve essere quello di spettatore passivo, ma deve farsi parte attiva nell’educazione delle nuove generazioni.

Blackout Challege: che cos’è in realtà?

La Blackout Challege è una sfida in voga su TikTok che consiste nel stringersi una corda intorno al collo e resistere il più possibile.  

Skuola.net ha pubblicato i risultati di un sondaggio, i cui dati risultano preoccupanti. 

Secondo tale sondaggio, 1 ragazzo su 6 conosce questa sfida e 1 su 5 ha provato a sfidare se stesso almeno una volta.

Il dato più allarmante arriva, dal nostro punto di vista, dai risultati sulle motivazioni che spingono questi i giovani a partecipare a questa sfida:

  • Il 56% per fare un video virale online
  • Il 10% partecipa per trovare un tipo di divertimento divertirsi alternativo  
  • L’8% per provare la sensazione di incoscienza
  • Il 5% per stare male e saltare qualche giorno di scuola
  • Il 21% non sa dare una giustificazione

Il punto di vista psicologico

Il fenomeno delle challenge sui social network è diventato così popolare tra i giovani perché risponde a una serie di bisogni emotivi tipici dell’adolescenza, tra cui:

  •  Senso di appartenenza al gruppo
  • Costruzione della propria identità
  • Bisogno di affetto
  • Bisogno di espressione e comunicazione dei propri sentimenti

Il caso della Blackout challenge e il suo triste epilogo, manda un messaggio allarmante.  

L’esposizione continua a contenuti violenti auto diretti, porta ad assumere un atteggiamento distanziante dal punto di vista emotivo e più si abbassa l’età del pubblico maggiore è il rischio di sviluppare traumi psicologici.

Nel caso di minori di età inferiore ai 13 anni, questa esposizione provoca ancora più danni a livello psicologico perché il loro cervello non è ancora in grado di distinguere da ciò che reale e ciò che è fantasia. 

Il distacco emotivo che si prova nel guardare questa tipologia di video, è una difesa naturale della mente umana per proteggersi dalla sofferenza emotiva che sto provando nell’assistere ad una scesa così violenta, come ad esempio un tentato suicidio.

In altre parole, la persona che vedo sullo schermo del mio telefono, non è più una persona reale, con sentimenti ed emozioni ma diventa uno strumento per divertirsi e intrattenersi.

In un mondo così iperconnesso, l’immagine e la popolarità sono diventati un metro di misura per definire le qualità e le capacità in quanto persone.

Fare un video popolare risponde al bisogno di approvazione di riconoscimento del valore in quanto persona. 

L’autostima e il senso di autoefficacia non si definiscono in base  ad esperienze reali  ma solo sul giudizio dell’altro espresso in Like, Commenti e Visualizzazioni, provocando un forte senso di disagio che può trasformarsi in vero e proprio disturbo psicologico.

Scene che rappresentano un tentativo di suicidio, posso nascondere una sofferenza emotiva molto profonda, che viene definita Depressione Maggiore

La Depressione è una vera e propria malattia che si manifesta anche nei bambini e negli adolescenti.

I principali sintomi della Depressione sono:

  • Apatia, 
  • Scarso interesse per le attività quotidiane 
  • Difficoltà di concentrazione
  • Disturbi del sonno
  • Stanchezza fisica e mentale 
  • Idee e pensieri di morte ricorrenti

Il punto di vista comunicativo – sociale

Studiando bene la piattaforma Tiktok, è comprensibile come questa sfida si sia diffusa a macchia d’olio. 

Nel social dove si fanno cose spesso uguali, con lo stesso format, lo stesso stile e la stessa musichetta ridondante, chi si differenzia viene premiato e molto probabilmente la blackout challenge, vista la sua pericolosità, è stata percepita come qualcosa di esclusivo che solo pochi hanno il coraggio di fare. 

Come ha dichiarato il padre della bambina di Palermo, “Antonella voleva essere la regina di Tiktok”, ricercando l’agognata unicità in un gesto estremo come quello che prevede la blackout challenge: ricreare il soffocamento per provare una sensazione di status pre-morte. 

Dal punto di vista comunicativo questo gesto è forte e sembrerebbe spinto da una ricerca di attenzioni e di spettacolarizzazione che è amplificata sicuramente dal social, il quale per un video che lascia il segno potrebbe far arrivare anche a milioni di views e like, vista la facilità con cui la piattaforma spinge i contenuti che generano più interazioni. 

Non è da tralasciare però la facilità con cui il social network incriminato permette alle persone di parlare di tematiche come la morte, il suicidio e altri pericoli. 

Nonostante le numerose tecniche di censura messe in atto da Tiktok gli users e creators, specialmente adolescenti, riescono ad aggirarle con parole criptate e neologismi pur di scherzare su pericoli del genere.

Che la morte e la sfiorata morte di alcuni ragazzi sia stata influenzata anche da questo? 

La certezza non è possibile averla ma la tendenza a smitizzare un argomento come la morte non solo a parole ma agendo, come prevede la stessa piattaforma che basa tutto il suo engagement sui gesti imitativi, è molto presente.  

Il punto di vista legale

Se Tikok non conosce l’età non può rispettare il GDPR e, se si tratta di minori di 13 o 14 anni, il contratto e il consenso sono nulli.

Il Garante per la protezione dei dati personali, nel suo intervento nei confronti di TikTok, ha ritenuto non rilevante il fatto che la normativa sia stata aggirata dallo stesso utente il quale, per poter aderire al contratto, ha dichiarato un’età diversa da quella reale.

È giusto ricordare che il GDPR impone al titolare del trattamento di adoperare tutte quelle misure idonee per garantire la liceità dei trattamenti di dati personali e di riuscire a provarlo.

I principali social prevedono che l’iscrizione possa avvenire dall’età di 13 anni ma la normativa italiana stabilisce quale limite per l’iscrizione autonoma i 14 anni, al di sotto di quell’età è necessario il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.

Riassumendo, il limite per l’iscrizione è 14 anni, fra i 13 e 14 anni è possibile iscriversi a un social network solo con la “supervisione” dei genitori mentre sotto quell’età ogni iscrizione è vietata.

L’educazione alla legalità passa dal rispetto delle regole sia da parte di chi gestisce queste piattaforme ma anche da parte di chi le utilizza o che ne permette l’utilizzo.

L’attività svolta dal Garante è doverosa e apprezzabile ma vi sono due aspetti su cui è importante soffermarsi. Il primo è che lo stesso gestore della piattaforma ad ammettere che TikTok non sia adatto ai bambini. Il secondo è che la competenza del Garante riguarda esclusivamente i trattamenti dei dati personali sottesi all’utilizzo della piattaforma e non l’utilizzo in quanto tale.

L’attenzione va quindi rivolta ai contenuti e all’incapacità di percepire il pericolo rappresentato da minacce situate oltre lo schermo. 

La maggior parte delle persone non è ancora pronta a vivere nell’ambiente digitale perché in esso vengono a mancare quelle esperienze sensibili date dall’olfatto, dal tatto, dall’udito e dal gusto e parzialmente anche della vista

Se una bambina fosse stata notata girovagare da sola in un quartiere malfamato, circondata da personaggi pericolosi, ben pochi si sarebbero girati dall’altra parte facendo finta di nulla. Questo nel mondo digitale non avviene perché lì non riusciamo ad utilizzare il nostro vissuto reale che ci consentirebbe di assumere un comportamento corretto. 

Il codice penale tutela il valore etico-sociale della sicurezza della persona fisica contro determinate situazione di pericolo ma questi precetti non vengono riconosciuti come tali nel mondo digitale.

Il dibattito oggi si è focalizzato su quale possa essere la tecnica migliore per impedire l’accesso dei minori alle piattaforme social, si parla di Spid, di carte di credito, di intelligenza artificiale e altre ancora.

Ogni metodo che possa impedire un accesso indiscriminato ai social è sicuramente ben accetto ma si continua a dimenticare di porre l’attenzione sui contenuti

Le piattaforme devono intervenire su quegli elementi come persistenza e trendiness, così da rendere difficilmente accessibili i video di quelli che molti considerano delle bravate e che, spesso, sono facilmente identificabili dalla presenza di uno specifico hashtag. La condivisione di certi contenuti o sostenerli con i like, dovrebbe portare alla sospensione dell’account, fino ad arrivare per più violazioni alla chiusura di quel profilo. Con dei controlli accurati sarebbe possibile impedire o comunque ridurre al minimo l’apertura di nuovi profili da parte dello stesso soggetto.

TikTok e il ruolo educativo degli adulti

Alla luce di quanto è stato detto in precedenza, è chiaro che come adulti siamo chiamati a rispondere ad un compito educativo molto importante al fine di trasmettere alle nuove generazioni valori, competenze psicologiche e sociali.

Non possiamo prendere le distanze perché ai nostri tempi non esistevano questi mezzi, per proteggerli da pericoli per la loro incolumità fisica e psicologica.

Già ma come fare?

La prima cosa da fare è imparare ad utilizzare i social network e porre fin subito delle regole chiare nel loro utilizzo, in base all’età di  nostro figlio, ad esempio

  • Orario
  • Modalità di utilizzo

Instauriamo un dialogo aperto, basato sul confronto. Ascoltiamo cosa hanno da dirci, sospendendo il giudizio.

Aiutiamoli a capire che certi tipi di contenuti possono nascondere un profondo disagio emotivo, per poterli aiutare a sviluppare la capacità di empatia e di ascolto delle proprie e altrui emozioni.

Proponiamo delle alternative al mondo virtuale sia in famiglia che con gli amici. Spesso i giovani sono privi di interesse, sembrano apatici ma perché in realtà non sono a conoscenza delle opportunità interessanti che ci possono essere al di là dei social network.

Consigli tecnico informatici per proteggere i ragazzi

Ogni social prevede la possibilità di apportare delle limitazioni a ciò che le altre persone possono vedere. La scelta se utilizzare oppure no una certa piattaforma e soprattutto se farla utilizzare ai nostri figli, deve tenere conto di quanto quel social consenta di tutelare le nostre informazioni personali.

Dalla pagina di TikTok si ricavano alcune informazioni importanti:

“In TikTok anche in un account privato, alcune informazioni del profilo – come foto profilo, nome utente e biografia – saranno visibili a tutti gli utenti.

Di default gli account TikTok sono aperti come pubblici, il che significa che tutti gli iscritti a TiKTok possono vedere i video e postare commenti, reazioni, o duettare per interagire con il contenuto che si è creato e condiviso – ma si può facilmente cambiare nelle Impostazioni della Privacy.

Se si passa a un account privato si possono approvare o respingere le richieste dei follower e solo gli utenti che sono stati approvati come tali potranno vedere i contenuti.

Sia con un profilo pubblico che con uno privato si può decidere di rendere privato un singolo video pubblicato. I video privati sono visibili solo a chi lo ha creato e si può scegliere quest’impostazione nel momento in cui si carica il video o in un momento successivo rendendo privato un video già pubblicato.”

Alcune limitazioni su video e commenti sono già da tempo presenti in TikTok, anche se scarsamente utilizzate. Tra queste vi è la possibilità di limitare la visualizzazione di contenuto non gradito. L’operazione è piuttosto semplice, basta tenere premuto a lungo sul video indesiderato, cliccare su “Non mi interessa” e, in futuro, la comparsa di video con quei contenuti sarà limitata.

Anche a livello di account è possibile attivare la “modalità limitata”, attraverso il menù “Controllo applicazione” che è direttamente presente nell’app di TikTok, questo limiterà la comparsa di contenuti che potrebbero non essere appropriati per tutti gli spettatori.

In TikTok solo gli amici possono inviarti un messaggio in privato, questo significa che è necessario seguirsi a vicenda per poter comunicare con messaggi diretti. Ma è anche possibile disabilitare completamente la funzione di ricezione dei messaggi dalle proprie Impostazione della privacy. Per evitare che un determinato utente invii messaggi privati, tuo figlio può semplicemente smettere di seguirlo o rimuoverlo dall’elenco dei propri follower.

Lo strumento di “Gestione del tempo” offre un modo per limitare il tempo che l’adolescente trascorre sull’app ogni giorno. Si può attivare sempre dal menu “Controllo applicazione”; al raggiungimento del tempo limite stabilito sarà richiesto di inserire un codice per poter continuare. È giusto ricordare che a livello di dispositivo, il tempo dello schermo può anche essere gestito direttamente tramite le funzioni di parental control nelle impostazioni di Android e iOS.

Nel 2020, sull’onda delle polemiche che da anni accompagnano questo social, TikTok ha deciso di rilasciare nuove funzionalità di controllo parentale come il Filtro Famiglia e Gestione del Tempo nel Feed, attraverso i quali è possibile impostare un tempo massimo giornaliero per l’utilizzo dell’app, decidere chi può e chi non può inviare messaggi diretti ai figli e anche bloccare la visione di alcuni contenuti. Per poter utilizzare questi filtri, il genitore deve collegare il proprio account a quello dei figli e quindi deve crearsi un account TikTok.

Come la maggior parte dei social è anche possibile segnalare le violazioni alle linee guida della community direttamente tramite l’app. L’impegno da parte di tutti dovrà essere quello di utilizzare quel nostro vissuto reale anche nel mondo digitale e di segnalare a TikTok tutto ciò che può essere considerato inappropriato.

Posted in Responsabilità dei genitori e funzione di controllo, Uso consapevole delle nuove tecnologie.

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